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Viterbo

Eccoci qua a raccontarvi della nostra ultima  esperienza di tre giorni in quel di Viterbo, città nel Lazio, famosa soprattutto per essere stata la residenza dei Papi, anche se per un breve periodo.
Se state cercando un posto dove mangiare a Viterbo, allora questo è l’articolo che fa al caso vostro.

Giorno 1: giungiamo a destinazione verso ora di pranzo. Nel pomeriggio abbiamo prenotato un pacchetto alle terme, per cui decidiamo di mangiare qualcosa di molto veloce.
Ci rechiamo così alla Cantina dei Papi, prosciutteria di Viterbo. Qui, ordiniamo un tagliere medio per due persone che comprendeva prosciutto crudo, salame, arrosto di maiale, mortadella, alcuni formaggi con tanto di confettura, una bruschetta con crema di peperoni, una con crema di gorgonzola e una con crema di funghi, e verdure di vario tipo. Tutti i prodotti erano di qualità e sono tutti ben visibili dal bancone a vista. La location è molto carina. Unica pecca è il fatto di doversi apparecchiare da soli e di dover mangiare con piatti e posate di plastica, ma è un particolare che può essere tralasciato quando si mangia bene. Accompagniamo il tagliere con due calici di vino, per un totale di 28,00€. Cliccando qui, troverai il video della nostra avventura.

Tagliere medio

Per la sera, abbiamo prenotato un tavolo all’Antica Taverna, locale con specialità di carne alla brace e piatti tipici. Subito veniamo accolti all’ingresso dal frigo delle carni, tutte messe in mostra a garanzia della qualità offerta dal ristorante. Tralasciamo l’antipasto visto che a pranzo avevamo già mangiato qualcosa del genere e puntiamo dritti su due primi: ravioli di patate della taverna con crema di cicoria, salsiccia e tartufo, e gnocchi ripieni di funghi porcini alla crema di tartufo.
Due primi abbondanti e buoni, ma soprattutto molto cremosi, come piacciono a noi.
Il piatto forte della serata è stata comunque una fiorentina di angus da un chilo e duecento grammi (2,80€ l’etto). Un taglio molto tenero e saporito, servito su lastra di ghisa calda per regolare la cottura. Ad accompagnare, delle patate al forno e carciofi alla romana, tuttavia non molto convincenti, così come i dolci di pasticceria esterna che abbiamo scelto, ossia una mousse di pistacchio e pere ed un soufflè di cioccolato e pistacchio. Ottimo comunque il conto, 68,00€ compreso mezzo litro di vino della casa e due digestivi. Cliccando qui, troverai il video della nostra avventura.

Giorno 2: per la colazione ci affidiamo ad una pasticceria molto famosa di Viterbo, la pasticceria Casantini che funge anche da bar. Qui, assaggiamo due buonissimi dolci accompagnati da un cappuccino: una bavarese classica, di cui abbiamo fatto il bis, ed una millefoglie al pistacchio, oltre a dei tozzetti viterbesi. Questi biscotti, croccanti e deliziosi, ricordano i famosi “cugini” toscani chiamati “cantucci” ma si distinguono da essi per l’uso esclusivo delle nocciole tostate, che conferiscono loro un sapore goloso e ineguagliabile. Insomma, la colazione in albergo si può evitare quando esistono posti così.

Millefoglie al pistacchio
Bavarese

Ultima tappa del nostro viaggio è un locale molto caratteristico e tipico della zona, nonché pluriaccreditato tra i migliori locali della città nelle varie guide di tutto il paese. Stiamo parlando dell’Osteria del Vecchio Orologio di Paolo Bianchini.
Prenotiamo il nostro tavolo e appena arrivati ci accomodiamo. Cominciamo, quindi, con l’antipasto dell’Osteria che comprendeva salumi e formaggi della Tuscia, legumi, crostino con toma reale, guanciamia e riduzione di aleatico, e delle ottime pizzette fritte che ci hanno consigliato di farcire con i prodotti appena citati.

Antipasto dell’Osteria

Per quanto riguarda i primi, optiamo per un piatto di lombrichelli (una ricetta tipica del viterbese preparati impastando farina con sale ed acqua fredda per realizzare un impasto sodo lavorato a forma di spaghetti di lunga dimensione e grossolani) fuori menù, alla gricia con asparagi e guanciale. Un primo davvero soddisfacente, nella qualità e nella quantità.
Visto che il locale è suggerito anche nella Guida Pizzeria d’Italia, decidiamo di assaggiare una pizza, la “GuanciaMia” con mozzarella, cipolla rossa, patate, guanciamia, pepe, rosmarino e riduzione di aleatico. Dimenticatevi la pizza a cui siamo abituati a Salerno perché questa è completamente diversa: sottile e croccante, e cotta in forno elettrico. Nonostante questo, non abbiamo nulla da eccepire sul sapore che ci ha davvero convinto, soprattutto grazie all’utilizzo di prodotti ricercati.

Non ci fermiamo qua, ed optiamo per un altro assaggio, questa volta un secondo, un filettino di maiale con miele e zafferano della Tuscia, accompagnato da chips di patate. Ci è piaciuta la tenerezza della carne, ma per i nostri gusti non siamo rimasti molto convinti del sapore, un poco particolare, dovuto al connubio miele e zafferano. Accompagniamo il filetto con delle frittelle di cicoria, un poco troppo “fritte” ed unte.

Chiudiamo la cena con una buonissima crostata di ricotta e marmellata di visciole (una specie di ciliegia selvatica). Impasto perfetto e marmellata davvero gustosa.

Crostata di visciole e ricotta

Costo della cena, 75,00€ compresi due amari, due birre Menabrea alla spina ed una bottiglia d’acqua. 
Cliccando qui, troverai il video della nostra avventura. 

Finisce così la nostra avventura nella “Citta dei Papi”.
Prossima tappa?!? GINEVRA! Ne vedremo delle belle!

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